
1/3, 1/3 e 1/3 potremmo sintetizzare così l’esito della visita e benedizione delle famiglie nel 2026. In queste 10 settimane (abbiamo iniziato il 19 gennaio), un terzo delle famiglie ha accolto; un terzo era assente; un terzo ha rifiutato. E, ancora una volta, la visita e benedizione delle famiglie si è rivelata un’occasione preziosa.
Parliamo spesso, infatti, di «relazione» e di «missione»: quale occasione migliore, allora, se non questa, di andare di porta in porta, suonare a tutti i campanelli e provare a stabilire almeno un contatto con tutti?
Sull’1/3 degli assenti: una volta si pensava che bastasse passare più tardi per trovare le persone in casa. Oggi, però, ci pare che non sia più così. La gente lavora (chi ha la grazia di avere un lavoro, ovviamente…) a tutte le ore e in tutti i giorni della settimana; chi è a casa a lavorare spesso ci dice: «Scusi, padre, ma sono in smart working e non posso». E chi ha finito di lavorare sul tardi spesso è fuori per commissioni o per attività sportive.
Ci pare quindi che il nostro sistema possa funzionare: avvisiamo prima – di cassetta postale in cassetta postale – del nostro passaggio (e qui va un grande grazie ai volontari che hanno svolto questo servizio capillare); poi passiamo e, dove non troviamo nessuno, lasciamo un cartoncino con i nostri contatti per poter concordare un nuovo giorno e orario. E dobbiamo dire che, anche se non molti, qualcuno ha richiamato: grazie quindi anche a chi ci ha cercato di nuovo!
Sull’1/3 che ha rifiutato. Eh sì, succede! A volte in modo educato, magari stringendo la mano e salutando; altre volte in modo meno cortese… ma va bene così! L’importante è comunque stabilire un contatto. Lo abbiamo fatto anche con persone di altre religioni, lasciando il depliant con i nostri recapiti e dicendo che siamo sempre pronti per incontrare qualsiasi persona. Quando la porta si chiude un po’ bruscamente, da parte nostra la porta resta sempre aperta.
Una cosa particolarmente bella, però, è accaduta quest’anno: più volte è capitato che qualcuno non desiderasse ricevere la benedizione, ma abbia comunque accolto la visita e abbia voluto esprimere il proprio apprezzamento per l’intervento che stiamo facendo; e qualcuno ha voluto anche aggiungere il proprio contributo per la Mensa. E allora il nostro grazie va non solo a queste persone generose, ma a tutto il quartiere.
Quest’anno, come sappiamo, abbiamo percorso metà di Porta a Lucca. Possiamo testimoniare con grande gioia che il quartiere ha accolto con favore i lavori di ristrutturazione della Mensa e tutto il servizio che vi è legato. Davvero il nostro quartiere dice «grazie» ai volontari e manifesta il proprio sostegno anche con grande generosità. E questo fa particolarmente piacere. Ancora una volta è la carità la strada maestra che apre vie anche dove forse non ce le aspetteremmo.
Sull’1/3 che ha accolto: è sempre bello non solo ricevere la benedizione, ma anche fermarsi a parlare un po’, raccontarsi qualcosa, per quanto breve possa essere l’incontro, per evidenti motivi logistici. Eppure quel contatto in casa apre relazioni, ci aiuta a conoscerci meglio e, in ogni caso, apre alla possibilità di incontrarci di nuovo con più calma, per continuare la conversazione.
Suonare tutti i campanelli qualche volta ci dà l’occasione di liete sorprese: famiglie nuove, magari con bambini. Li salutiamo tutti con gioia e diciamo loro che siamo contenti della loro presenza e che siamo pronti e lieti di accoglierli nella nostra comunità.
La visita a casa ci permette anche di renderci conto se ci sono situazioni di povertà, di solitudine o di difficoltà. E da lì, grazie a tutti gli operatori pastorali, proviamo a intervenire. La visita a casa ci permette inoltre di individuare anziani e ammalati che desiderano ricevere la comunione a casa: segnaliamo allora la situazione ai ministri straordinari della comunione che subito – e li ringraziamo di cuore – si attivano per questo servizio. La visita a casa offre anche l’occasione per proporre il battesimo, il matrimonio o per invitare a partecipare alle attività della parrocchia.
Al termine delle Benedizioni 2026 sono oltre 2000 i campanelli ai quali abbiamo suonato. Qualunque sia stata la risposta ricevuta, a tutti va il nostro «grazie». Grazie perché, tra gioie e fatiche, abbiamo ancora una volta toccato con mano che siamo una grande famiglia: la famiglia della nostra Unità Pastorale.
E questo è il dono più grande che possiamo ricevere: essere tutti fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che ci ama, ci accoglie, ci perdona, ci rinnova la sua fiducia e ci invita a camminare insieme.
Ancora grazie e… buona Pasqua a tutti voi!
don Federico e don Carlo



