Caprona: il compimento di un cammino in sei fasi

 

Quella della “Casa di Caprona” è una storia lunga circa quarant’anni. Una storia che abbiamo scelto di riassumere in queste righe, affinché tutti possano conoscerla e apprezzarla. Allo stesso tempo, questo racconto vuole offrire una chiave di lettura per comprendere le motivazioni e gli obiettivi che hanno accompagnato la sua nascita, guidato il suo percorso e reso possibile il suo compimento.

Prima fase: l’inizio

1980: anno dell’inizio della storia della casa di Caprona, così detta, anche se si trova nel territorio del Comune di San Giuliano Terme, frazione di Campo, via G. Toniolo 250, di fronte alla Pieve di S. Giulia.

La struttura, collocata in una posizione incantevole, era in condizioni precarie e fu resa agibile grazie all’impegno e all’entusiasmo di tutta la comunità.

Due erano le finalità di utilizzo: disporre di una struttura per offrire alle varie realtà dei gruppi della comunità un ambiente per la catechesi, la formazione, le riunioni di preghiera, per proporre iniziative di gioco e per condividere momenti di festa; realizzare una prima accoglienza per persone e famiglie in difficoltà, da ospitare in maniera temporanea nei mini-appartamenti ricavati in una parte del primo piano.

Così si parlava di Caprona in un articolo del «Foglio Incontri» di qualche anno fa: «la casa della comunità. La casa di tutti e di ciascuno. Un polmone di aria fresca. Uno spazio aperto all’incontro. Una dimensione libera. Una sosta nel correre frenetico. Un’oasi di verde. Uno spazio che regala tempo. Un’occasione per conoscere l’altro. Un modo per costruire la comunità. Un’esperienza da fare. Un invito alla lentezza. Una possibilità preziosa. Una riserva di energia. Un talento da mettere a frutto».

Inizialmente la casa di Caprona fu molto utilizzata: dobbiamo pensare che all’epoca c’era il problema dei pochi spazi. Non c’era ancora l’Unità Pastorale e S. Stefano si trovava con molti più abitanti di oggi: tante famiglie, tanti ragazzi e nessuno spazio verde per ritrovarsi. Il tutto avveniva, inoltre, in un’altra epoca storica, anche dal punto di vista economico.

Seconda fase: alti e bassi

Col tempo, però, le cose iniziano a cambiare: dopo il «boom» dei primi anni, il numero di abitanti comincia a calare. Lo sappiamo bene: la comunità invecchia, i prezzi delle case sono alti, diminuiscono le famiglie e aumentano gli studenti.

Non solo: cambia anche il clima sociale. Se una volta era desiderato e cercato lo stare insieme per qualsiasi iniziativa, religiosa e non, col tempo (anche con l’avvento dei social) cambia la mentalità e un po’ di “virus” di individualismo non risparmia nemmeno la nostra comunità.

Inizia così un periodo di “alti e bassi”. Chi non ha conosciuto l’inizio di Caprona inizia a chiedersi che motivo ci sia per andare fino là. Si preferisce stare vicino, si preferisce il salone, si preferisce non dedicare intere giornate allo stare insieme.

Da un periodo di “alti e bassi” si passa così a un periodo di “bassi”, che culmina con un terzo periodo storico.

Terza fase: l’occupazione abusiva

Mercoledì 24 agosto 2011: un gruppo di persone si insedia con alcune tende nei terreni della casa. In un primo incontro, dichiarano di trovarsi in una situazione di emergenza abitativa, assicurando che la presenza sarebbe stata temporanea e finalizzata alla ricerca di una diversa sistemazione.

Domenica 4 settembre 2011: alcune di queste persone accedono anche all’interno dell’edificio. Un successivo incontro non porta a sviluppi concreti: non emerge, infatti, la disponibilità a lasciare l’immobile e, nei giorni seguenti, si registra un progressivo aumento delle presenze.

Incontri, riunioni serrate in parrocchia, opinioni e pareri diversi. Confronti, a volte più sereni, altre volte più accesi. E qui [e ora è solo don Federico che scrive] ancora una volta dobbiamo dire «grazie» alla pazienza, alla saggezza e allo spirito evangelico di don Carlo e dell’allora Consiglio Pastorale di S. Stefano: viene presa la decisione dell’accoglienza e della concessione degli spazi. [Da qui riprendono a scrivere sia don Federico che don Carlo] Si apre un confronto con il Comune di San Giuliano Terme e la Società della Salute Pisana. Intanto l’occupazione continua.

Lunedì 20 Agosto 2012: con delibera di Giunta n. 202, il Comune di San Giuliano Terme affida alla Società della Salute Pisana l’incarico di gestione delle unità immobiliari, nell’ambito di un’iniziativa finalizzata (con fondi europei) alla gestione delle emergenze abitative transitorie.

Venerdì 20 Dicembre 2013: con delibera n. 40, la Società della Salute Pisana si dichiara disponibile ad assumere tale incarico.

Lunedì 4 Maggio 2015: viene sottoscritto un contratto di comodato gratuito tra la Società della Salute Pisana e la Parrocchia di Santo Stefano, della durata di 10 anni. In forza di tale accordo, la Società della Salute Pisana, in qualità di comodatario, si impegna a utilizzare l’immobile esclusivamente per finalità di accoglienza abitativa emergenziale a carattere transitorio.

La stessa Società della Salute Pisana assegna i tre appartamenti situati al primo piano di Caprona a tre nuclei familiari, uno per ciascun appartamento. Nel medesimo contesto, alcuni precedenti occupanti vengono allontanati da Caprona a causa di comportamenti non conformi alla legge.

Un quarto appartamento – sempre a Caprona – vede l’attivazione di un comodato d’uso con l’associazione «Sante Malatesta», che si occupa di alloggi per studenti stranieri e in difficoltà economica.

Vengono liberate le altre parti della struttura e delle pertinenze. La comunità riprende possesso del piano terra (che nuovamente sistema sempre grazie ai volontari della Parrocchia) e dell’ampio giardino, che viene tenuto molto curato dalle famiglie rom. Ha inizio così la quarta fase della storia.

Quarta fase: la ripresa, sempre però tra alti e bassi

Domenica 17 settembre 2017: la comunità re-inaugura la propria casa di Caprona. Gli ambienti vengono risistemati da volontari della Parrocchia e si riprende l’utilizzo dei locali.

E qui don Federico, don Carlo e tutta la comunità dicono insieme un grande «grazie» a Juri Riccardi. Juri, infatti, è stato anima, coordinatore e responsabile della casa di Caprona. È stato tessitore di relazioni con le famiglie e i rapporti sono diventati di vera e propria amicizia tra la comunità e le famiglie rom ospitate a Caprona.

Si va così avanti per qualche anno: Juri riesce anche a far entrare Caprona nei circuiti degli scouts, di incontri e di feste.

Quel “virus” dell’individualismo, però, non ci abbandona. Piano piano si ripresenta la situazione che aveva portato alla fase di “bassa” utilizzazione di Caprona, anzi, col passare del tempo forse ancora di più. Di fatto, Caprona viene utilizzata poco o niente.

Quinta fase: termine del comodato con Comune e Società della Salute

Domenica 4 Maggio 2025: termina il comodato con il Comune di San Giuliano Terme e la Società della Salute. Formalmente si torna in una situazione di “occupazione abusiva”.

Nel frattempo, però, lo scenario è ulteriormente cambiato. Da una situazione – quella degli anni ’80 – con una sola parrocchia e pochi spazi, si passa al polo opposto: una Unità Pastorale di tre parrocchie, con il problema dei troppi spazi da gestire.

Non dimentichiamo, tra l’altro, che nel frattempo c’è stato anche il Covid, con le sue conseguenze sociali ed economiche. Si iniziano ad avere ampi spazi verdi sia a I Passi sia a S. Pio X; si hanno molte stanze da gestire e mantenere. Si avvia anche la riflessione – con il precedente e con l’attuale Consiglio di Unità Pastorale (che ringraziamo sentitamente) sulla ristrutturazione della mensa e dei locali parrocchiali a S. Stefano.

La storia, a questo punto, è recente.

Dal Covid in poi la Cappella del Viale G. Pisano non può più essere utilizzata (non c’erano possibilità di distanziamento). Con l’arrivo di S. Pio X – e quindi di un’altra chiesa – viene deciso di affidarla alla comunità ortodossa georgiana, sotto la guida di p. Matteo.

Ancora una volta, la scelta dell’accoglienza e della condivisione si rivela vincente: non solo dal punto di vista della gestione e del mantenimento degli spazi, ma anche da quello dell’amicizia e dell’ecumenismo, nuovo cammino che la nostra Unità Pastorale ha il dono di vivere.

Si giunge quindi al progetto di ristrutturazione della mensa e dei locali e ci si interroga su come reperire i fondi.

Nasce così l’idea di mettere a reddito l’ex asilo di S. Stefano, altro spazio che per molti anni è rimasto pressoché inutilizzato. I locali vengono ristrutturati e rinnovati (a loro spese) da un centro studi di formazione, comunicazione e progettazione sull’Unione Europea e la global governance (al piano terra), e da uno studio di geometri e architetti (al primo piano). Gli introiti dei canoni di locazione risultano essenziali per sostenere il mutuo di 400.000 euro – da estinguere in 15 anni – che la nostra Unità Pastorale attiva per i lavori di ristrutturazione della mensa e dei locali parrocchiali.

Rispetto al milione e duecentomila euro circa di spesa per il primo lotto dei lavori (mensa e salone; il secondo lotto riguarderà piano superiore, scale, ascensori e cortile), 400.000 euro provengono dal mutuo, mentre 650.000 euro giungeranno dall’Arcidiocesi per coprire le spese della mensa (di cui 200.000 già ricevuti).

Si giunge così alla decisione della vendita di Caprona (da cui potranno entrare 140.000 euro nell’immediato, altri 34.600 Euro in tre anni, altri 40.000 entro il giugno 2033), dopo che, nel frattempo anche l’appartamento affidato a «Sante Malatesta» vede la conclusione del comodato.

Presentata la situazione alle tre famiglie di Caprona, si cerca una soluzione per i quattro appartamenti. Una di queste famiglie sceglie di ritornare in Romania. Rimangono due famiglie e quattro appartamenti.

Sesta fase: il compimento

Lunedì 16 febbraio 2026: con una delle due famiglie viene firmato un contratto ufficiale che prevede il pagamento di una quota mensile fino al riscatto definitivo dell’immobile.

Lunedì 27 aprile 2026: con una parte del nucleo familiare dell’altra famiglia viene firmato un secondo contratto ufficiale, con il quale, nell’arco di tre anni, sarà corrisposta la cifra pattuita per il secondo immobile.

Lunedì 11 maggio 2026: viene firmato dal Notaio, con l’altra parte del nucleo familiare sopra menzionata, l’atto di vendita degli altri due appartamenti al piano superiore, del salone  al piano terra, del fienile e del terreno.

 

E, a questo punto della narrazione, è doveroso anche il «grazie» a Stefano Borsacchi e a Lia Gabri per aver accompagnato i vari passaggi!

Caprona, la sua storia, la sua vicenda giungono così al loro compimento. Sì, «compimento», non «conclusione». Perché dire «conclusione» significa dire «la fine»; «compimento», invece, significa dire «il fine».

Quando, infatti, la casa di Caprona nacque nel 1980, gli scopi riguardavano la dimensione aggregativa della comunità e quella caritativa e di accoglienza. Questo stesso spirito ha attraversato con grinta, fermezza e tenacia tutte le vicende storiche, tra alti e bassi.

E ora eccoci al passaggio da una situazione sempre instabile e provvisoria a una situazione definitiva, proprio come accade nella parabola del chicco di grano di cui Gesù parla nel Vangelo: il chicco cade nella terra, muore, sembra scomparire e, invece, ecco spuntare il germoglio. Ed è qui che il chicco raggiunge il suo fine! Chi può negare che quel germoglio non sia lo stesso seme di prima, seppure in un altro modo di esistere?

Ecco: così è anche per la casa di Caprona. Tutto ciò che lì è stato fatto, tutto ciò che lì è stato vissuto, tutto ciò che Caprona ha rappresentato non è finito, non ha raggiunto una conclusione, ma il suo compimento.

Il seme di Caprona ha portato frutto nell’abitazione delle famiglie in via Toniolo 250, nel comune di San Giuliano Terme, frazione di Campo; ha portato frutto nella dimensione caritativa, che sarà la nuova mensa; ha portato frutto nella dimensione aggregativa, che sarà il nuovo salone; ha portato frutto nell’insegnamento che ci consegna in termini di pace, accoglienza e condivisione; ha portato frutto in questo nuovo inizio che la nostra Unità Pastorale si appresta a vivere, con la prima opera muraria frutto dell’intera Unità Pastorale, la prima realtà costruita insieme.

Sì, vogliamo ringraziare di cuore tutti e ciascuno. Vogliamo ringraziare il Signore. Vogliamo aprire il cuore a questo nuovo inizio: una pagina bianca da scrivere insieme!

Buona prosecuzione del tempo pasquale: tempo per morire e per risorgere, tempo di speranza, tempo di Vita!

Don Federico e Don Carlo