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Riflessioni sulle votazioni del Consiglio di Unità Pastorale

Consiglio Pastorale

Desideriamo condividere con tutti una riflessione emersa durante le recenti votazioni per il nuovo Consiglio di Unità Pastorale, riguardo alla suddivisione dei candidati non solo per fasce d’età (18–35; 36–60; 61+), ma anche per appartenenza alle tre parrocchie.

Mentre la suddivisione per fasce d’età è stata apprezzata da tutti perché garantisce una rappresentanza equilibrata e generazionale all’interno del Consiglio, diverso è stato il giudizio sulla divisione per parrocchie. Numerosi membri della comunità hanno infatti sottolineato che oggi non esiste più quel «campanilismo» per cui ci si sentiva “di S. Stefano”, “de I Passi” o “di S. Pio X” (per citare san Paolo: «Io sono di Paolo, io sono di Apollo…»). Oggi c’è la chiara consapevolezza di essere un’unica comunità, un’unica Unità Pastorale, dove le persone si conoscono e condividono un medesimo cammino.

La suddivisione per parrocchie, in questo senso, rischia di risultare limitante: può accadere, ad esempio, che una persona desideri esprimere più preferenze verso candidati che ritiene validi, ma non possa farlo perché esiste il limite massimo di voti per ciascuna parrocchia (tre per S. Stefano, due per S. Pio X e uno per I Passi). Oppure, al contrario, si trova a “spendere” un voto su qualcuno che magari non avrebbe indicato, solo per completare i voti disponibili per una determinata parrocchia.

La proposta emersa – già condivisa dall’ultimo Consiglio, che tuttavia non ha voluto esprimersi ufficialmente per non influenzare il processo elettivo in corso – è dunque quella di superare la suddivisione per parrocchie, mantenendo solo quella per fasce d’età.

Il processo potrebbe allora funzionare così:

  1. si raccolgono i nomi nelle “primarie”;
  2. si verifica la disponibilità dei candidati a comparire nella lista elettorale;
  3. si eleggono le sei persone più votate (rispettando le fasce d’età), senza distinzione di provenienza parrocchiale.

Ci sembra un segno bello e importante: un segno di crescita, di maturità comunitaria, e – lasciatecelo dire – un motivo per essere davvero fieri e riconoscenti!

Affidiamo questa riflessione al nuovo Consiglio che sta iniziando il suo mandato.

Riformiamo lo Statuto?

don Federico e don Carlo