Echi dall’estate 2026… (3)

Il Cammino di Santiago

Mentre, all’inizio di agosto, molte persone erano al mare o in montagna a godersi le meritate vacanze, un gruppo di una ventina di giovani aveva deciso di accompagnare don Federico in un viaggio impegnativo e faticoso, che li avrebbe condotti fino ai confini occidentali dell’Europa: il Cammino di Santiago.

La giornata tipo iniziava presto, con la sveglia mai oltre le 7. Dopo una rapida colazione, zaino in spalla, si partiva alla volta della tappa successiva. Durante il cammino c’era tempo per tutto: per riflettere tra sé e sé, scherzare con gli amici, fare nuove conoscenze con altri pellegrini, ammirare il paesaggio, raccogliere i vari timbri (“sellos”) sulla credenziale e, naturalmente, concedersi qualche sosta per riposarsi e rifocillarsi.

Una volta arrivati all’ostello, la prima cosa da fare era la doccia, seguita quasi inevitabilmente dalla tipica siesta. I dormitori, nel complesso, erano più che discreti, anche se una sera ci è capitato di dormire insieme ad altri ottanta pellegrini spagnoli in un’unica camerata: proprio una di quelle che si vedono nel film Buen Camino!

Nel pomeriggio alcuni approfittavano del tempo libero per visitare meglio il paese in cui ci trovavamo. Poi arrivava il momento della catechesi: un’occasione preziosa per fermarsi, riflettere e far nascere domande e considerazioni che spesso ci accompagnavano durante il cammino del giorno successivo. La giornata si concludeva con la cena, ogni sera diversa ma sempre buona, e con un po’ di relax prima di andare a dormire e prepararsi alla nuova tappa.

Alla fine, chi con qualche acciacco in più e chi con qualcuno in meno, siamo arrivati davanti alla Cattedrale di Santiago de Compostela. È stata un’emozione unica raggiungere finalmente quella meta di cui avevamo tanto parlato durante i centosettanta chilometri percorsi insieme.

Dopo aver visitato Santiago, però, mancava ancora qualcosa. Dopo tutta quella fatica, perché non spingersi fino a Finisterre, un tempo considerata la “fine della terra”, e concludere il viaggio con un bagno nell’Oceano Atlantico?

Il Cammino di Santiago è stato un’esperienza indimenticabile, grazie all’amicizia e alla compagnia che ci hanno accompagnato lungo la strada, ma anche grazie agli imprevisti e alle fatiche incontrate. Proprio attraverso tutto questo, sostenuti dalla presenza costante della fede, ci siamo sentiti più forti e abbiamo scoperto, passo dopo passo, di poter affrontare e realizzare molto più di quanto avremmo immaginato.

Paolo Cococcioni